Messier 16 Multiband Experience

Multiband Experience

In una apposita serie di articoli (che potranno in futuro dare vita ad una sezione vera e propria) verranno raccolte le esperienze, dei viaggi multibanda e in paticolar modo nel vicino infrarosso ,condotti su alcuni noti oggetti del cielo boreale.

I soggetti su cui è in atto tale analisi sono M17 Swan Nebula, IC 1318, Messier 8, Messier 16 Eagle Nebula. Molti dati sono risalenti nel tempo (ad esempio quelli di IC 1318), mentre nel presente articolo verranno presentati i più recenti relativi a : 

Messier 16  

E’ interessante anzitutto constatare la differenza tra una classica ripresa in luce di idrogeno di 180 minuti ottenuti con un C11 aplanatico in modalità hyperstar e un ccd H694 monocromatico la notte del 14 luglio 2017 e una integrazione di 138 minuti in luce di idrogeno ottenuti con la medesima strumentazione il 17 luglio 2017.

 

Come ben noto, la radiazione infrarossa, riesce ad oltrepassare la coltre rarefatta di idrogeno. Alla lunghezza d’onda di 807 nm l’apparato nebulare si presenta quindi, quasi trasparente. E’ veramente affascinante assistere al comparire di decine di soli dove poco prima (nell’idrogeno), vi era solo una impenetrabile nebbia.

Provando a comporre una tricromia spostata verso la banda infrarossa, ossia ponendo come canale rosso l’infrarosso, come canale verde lo zolfo (una integrazione di 84 minuti ottenuta il 16 luglio) e come canale blu l’idrogeno si ottiene una crominanza alquanto insolita dove ogni dominante indicherà la regione dove un determinato elemento chimico risulta predominante o comuqnue meglio evidenziabile. Da notare la presenza di ammassi di stelle rosse nelle periferie della regione indagata.

componendo invece una tricromia a colore mappato ( Ha, SII, OIII) otterremo la tipica colorazione di questo tipo di tecnica. L’ossigeno terzo è il risultato di una integrazione pari a 80 minuti del 18 luglio.

La Nebulosa Aquila (nota anche come M 16 o NGC 6611) è una grande regione H II visibile nella costellazione della Coda del Serpente; è formata da un giovane ammasso aperto di stelle associato ad una nebulosa a emissione composta da idrogenoionizzato, catalogata come IC 4703.[1]

La sua distanza è sempre stata relativamente incerta, ma si tende ad accettare un valore di circa 5700 anni luce dalla Terra, ponendola così nella zona media del Braccio del Sagittario; contiene alcune formazioni estremamente conosciute, come i Pilastri della Creazione, le lunghe colonne di gas oscuro originate dall’azione del vento stellare delle componenti dell’ammasso centrale[4] e che sono responsabili anche del nome proprio della nebulosa stessa, a causa della loro forma. In esse sono presenti alcuni oggetti stellari giovani, che testimoniano che i processi di formazione stellare sono tuttora in atto,[5] anche se non è chiaro se questi siano favoriti od osteggiati dall’azione del vento stellare delle stelle vicine, né è chiaro se il vento effettivamente influisca in qualche maniera su questi fenomeni.[4] L’ammasso è composto da un gran numero di supergiganti blu molto calde e brillanti; la loro età tipica è di appena 2-3 milioni di anni,[2] cioè meno di un millesimo dell’età del nostro Sole; la stella più brillante dell’ammasso è di magnitudine 8,24,[6] ben visibile anche con un binocolo.

La causa principale della ionizzazione dei gas della nebulosa, e quindi della sua luminosità, sono le grandi stelle massicce dell’ammasso aperto NGC 6611, che si trova al suo interno; le stesse hanno anche modellato col loro vento stellare le nubi circostanti, causando delle lunghe strutture a chioma qualora il vento incontrasse delle regioni nebulose ultradense: è questo il caso ad esempio dei famosi Pilastri della Creazione o Proboscidi d’Elefante, che hanno conferito il nome “Aquila” alla nebulosa e che sono state rese famose dalle immagini del Telescopio Hubble.[12] Sebbene non siano così dense come originariamente creduto, queste strutture mostrano delle evidenze di protrusioni, denominate EGGs (acronimo di Evaporating Gaseous Globules,[12] globuli gassosi in evaporazione), alcune delle quali sarebbero associate a degli oggetti stellari giovani, un segno questo che i fenomeni di formazione stellare sono ancora in atto.[5]

L’ammasso centrale contiene stelle disperse su una regione di circa 14′, con un’elevata concentrazione nelle regioni fino a 4′ dal centro geometrico; molte di queste sono ancora in fase di pre-sequenza principale, mentre le componenti più brillanti sono delle supergiganti blu. La massa delle componenti varia fra 2 e 85 M, mentre l’età dell’ammasso è stata stimata di circa 2-3 milioni di anni. credit: Wikipedia


Optics: Celestron C11 @  f2, hyperstar mode 
Mount: Avalon M1 Fast Reverse
Camera: SX H694 unbinning
Dates/Times: 2017
Location: Viterbo, W. Herschel obs.
Exposure: Lum  Hydrogen: 180 min  Oxigen 80 min ; Sulfur 84 min;  Red : 38 min;  Blue: 52 min
Cooling:  avg – 5°
Acquisition:  Astroart, Sequence Generator Pro, PHD2, Avalon Star Go
Processing:  Iris, PS 3, Pix Insight, CCD sharp, 
SQM-L:  19.2
Note  um: 78%

 

 

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